Come Ombre  il Saggiatore 1999 
Come Ombre descrive la quotidianità come se fosse un grande poema epico e seziona la realtà di una generazione, sospesa tra il disincanto delle utopie e la necessaria sopravvivenza di un codice condiviso - Il Giorno

Golinelli ha il dono di  saper riprodurre i gesti che compiamo ogni giorno nella quotidianità - L’Indice

Un occhio che registra e riproduce; una pellicola lunga ottocentocinquanta pagine senza stacchi e senza censura, che parla di amore, desiderio, solidarietà coscienza civile, arte ribellione alle illusioni e agli stereotipi, e perché no, della fatica per sbarcare il lunario. Della vita. E' questo il punto di vista di Come Ombre, che ci racconta le storie di una tribù, una grande famiglia fatta di uomini e donne ancora giovani nella Milano dei tardi anni novanta. Uno sguardo che si sofferma sul doppio adulterio di Walter e Greta  lui architetto non ancora affermato, lei insegnante precaria, su Raffaella, in cerca di lavoro e di sicurezze dal suo compagno Andrea, come sui numerosi altri personaggi che compongono un avvincente ritratto generazionale. Testimone privilegiato di questo vissuto, coscienza critica del gruppo e punto di riferimento affettivo per tutti è Giacomo, l'amico omosessuale, che spende la sua maggiore apertura di idee per aiutare gli altri a capire quello che vogliono, ma che si ritrova a sua volta a fare i conti con i dilemmi di una personalità complessa e con i guai di un esuberante vita amorosa, divisa fra l'affinità con un giovane pittore e l'affetto per un ragazzo di vita brasiliano.
Con questo romanzo di ampio respiro, che per realismo, dimensioni e ricchezza di personaggi rende provocatoriamente omaggio a una tradizione antica, Alessandro Golinelli misura il genere letterario, su un altro fronte, con la tecnica del serial televisivo: ridotta all'osso la voce narrante, l'autore lascia che i personaggi si rivelino e si costruiscano da sé, episodio per episodio, incrociandosi, entrando e uscendo di scena, passandosi il testimone. Ma se sul piccolo schermo la realtà viene semplificata, stilizzata in moduli elementari e in un rassicurante perbenismo, risaltano qui la complessità degli individui, delle psicologie e delle relazioni, un eros schietto, scabroso, un desiderio che non si placa mai. E il lettore si ritrova, con sorprendente naturalezza, nel ritmo del quotidiano, con i suoi pieni e i suoi vuoti, i suoi dubbi, la sua controversa normalità.

CINQUE PEZZI DIFFICILI -  ALFONSO M. IACONO - il Manifesto
Un intreccio sospeso nel tempo presente, quello di una generazione che non si fa più illusioni e vive sul margine. Il disincanto, condizione normale dell'esistenza, nel romanzo di Alessandro Golinelli "Come ombre"
-I riti di passaggio segnano l'attraversamento da una condizione determinata a un'altra da parte di bambini, uomini e donne, e la segnano pubblicamente, di fronte a una collettività che ne sanziona e ne accoglie il senso. Il matrimonio è un rito di passaggio. Così pure la circoncisione o il battesimo e persino il diploma e la laurea. I riti di passaggio, insomma, segnano la vita di tutti noi. Eppure bisognerebbe chiedersi perché, soprattutto per le generazioni che oggi hanno venti o trent'anni (o anche di più), sembra che tutto debba arrestarsi sulla soglia, un millimetro prima del passaggio, come il piede dei lanciatori e dei saltatori che non possono superare la striscia bianca, pena l'esclusione. Alessandro Golinelli ha scritto un romanzo di ben 855 pagine - eppure i suoi personaggi stanno a un millimetro dalla soglia, non la superano mai, non passano, né si danno pensiero di farlo, da una condizione a un'altra. Giacomo, Greta, Walter, Raffaella, Andrea, Luciano parlano, telefonano, discutono, agiscono, amano, godono, soffrono, ma tutti stanno al di qua della soglia. Non ci sono passaggi, non c'è passato, né futuro. Tutto si dipana nel tempo presente, un tempo del quotidiano, molto più vicino a quello della Tv, che non del romanzo o del film. Non vi sono gerarchie nel discorso e negli eventi, non c'è concatenazione di causa ed effetto. Da questo punto di vista si potrebbe dire che il romanzo di Golinelli ha a che vedere con l'idea di complessità. Alla concatenazione di causa e effetto nel dipanarsi degli eventi si sostituisce l'intreccio di relazioni organizzatrici che fanno sistema, storia, racconto. Sotto questo aspetto non è facile narrare la storia, né dipanare gli intrecci. Le azioni e gli eventi si svolgono come in una sorta di spaccato all'interno di un flusso di eventi e di rapporti che non sembrano avere inizio né fine.
Il racconto poteva cominciare molto prima nel tempo e finire assai dopo di quando finisce. E' un tempo che ricorda quello televisivo della telenovela, ma proprio il fatto che esso viene sperimentato nella scrittura e non nelle immagini lo rende così disincantatamente opposto al mondo delle telenovela. I personaggi vivono il presente per il presente in quanto non hanno alternative. Non sono né poveri, né ricchi. Non hanno futuro, non perché non piacerebbe loro di averne uno a cui tendere o per cui lottare, ma semplicemente perché non c'è, non c'è più.
Tutto quel che avviene è, in un certo senso, l'opposto dell'esserci per la morte, il contrario del vecchio senso esistenzialistico del disincanto. Qui il disincanto non discende tanto da una delusione, non si oppone a un qualche mondo, per quanto illusorio, che incanta: è la condizione normale dell'esistenza. Quelle rare volte che qualche personaggio cerca di uscirne, si avvicina al delirio o perde il contatto con la realtà, che è data da relazioni, scambi e intrecci fra le vicende e i desideri (spesso frustrati) di donne e uomini.
Sono cinque gli elementi che determinano le relazioni organizzatrici fra i personaggi: la malattia, il sesso, il denaro, il lavoro, lo spazio. La malattia è l'Aids, che viene vissuta non come qualcosa di disvelante e di catartico, ma come tempo del quotidiano. In un mondo che non ha futuro perché non può porsi il problema del futuro, l'Aids non è tragico strumento che ti fa vedere il mondo con altri occhi, ma un problema del quotidiano. Il sesso è separato dall'amore. O almeno il nesso è sempre posto in modo assai problematico. Vi sono nel romanzo descrizioni di rapporti sessuali, soprattutto di tipo omosessuale, che indulgono sull'aspetto tecnico, sullo sforzo dei corpi che a volte quasi non si distingue dall'eccitazione e dal piacere. Vi è qualcosa di gnostico, da un lato, e di puritano, dall'altro.
Il sesso è separato dall'amore, non nel senso che i personaggi che fanno sesso non amano ma perché tra sesso e amore non sembra riscontrarsi la dimensione vaga e pervasiva dell'erotismo. Nei rapporti omosessuali emerge una prevalente visione maschile, se non maschilista, del sesso e del corpo. Quest'ultimo a volte sembra una macchina di Cartesio. Del resto Golinelli definisce l'amore come il desiderare il bene dell'altro, là dove il sesso appare come il soddisfacimento dei propri bisogni. Vi è tuttavia come un ambiguo e assai interessante legame tra sesso e amore proprio in Giacomo, il protagonista principale del romanzo, omosessuale, che è ambivalente fra il desiderare il bene di colui che ama, la frustrazione del suo desiderio nei confronti di quest'altro, il bisogno di rapporti sessuali che egli soddisfa con altri, pagando. Il denaro è un mezzo decisivo per le relazioni fra i personaggi, è ciò che discrimina brutalmente gli uomini, è quello che distingue e separa il signore dal servo. Nel romanzo nessuno diventa ricco o sogna di esserlo perché nessuno si fa illusioni sulla vita e sul tempo.
I protagonisti di Come ombre non hanno il problema del successo a tutti i costi, non vogliono averlo, né hanno il tempo e lo spazio per averlo. Il presente e il quotidiano incombono, non c'è posto per pensarci, neanche in modo stupido, malizioso o ingenuo, in un futuro possibile da realizzare. Il denaro eguaglia il lavoro di chi affitta la propria testa con il lavoro di chi affitta il proprio corpo. Il lavoro c'è e non c'è. I personaggi sono tutti precari, più o meno dignitosamente ai margini, come avviene oggi per le generazioni più giovani, per le quali niente è stabile e sicuro. Tutti i personaggi sono implicitamente convinti che il lavoro, pur essendo necessario, non determina l'identità, né tanto meno la felicità di nessuno. Lo spazio è chiuso, quasi agorafobico. Le relazioni si intrecciano prevalentemente in luoghi chiusi, case. Ma in fondo la stessa comunità di amici che producono sentimenti ed eventi del romanzo è fondamentalmente chiusa in se stessa. Né la globalizzazione, né l'aumento della comunicazione e dello scambio fra etnie cambiano questa condizione di chiusura, quasi un'irrisione nei confronti dell'ideologia della comunicazione e del cambiamento. Ma dietro tutto questo non c'è desolazione. Dal romanzo traspare, piuttosto, un rabbioso orgoglio, che è quello di un razionalista e di un materialista non disposto a cadere nelle illusioni e nei deliri narcisistici di onnipotenza, ma pronto a vedere i propri limiti in quella soglia accidentata e spigolosa dove l'illusorietà di una credenza, che pure può rendere felici, si infrange nella irriducibilità del reale e del razionale. Nel dialogo che segue fra Aldo e Giacomo vi è, a mio parere, la lucida sintesi del modo di vedere di Golinelli: "... ma tanto l'amore ideale non esiste. Non c'è persona che realizzi tutti i tuoi desideri affettivi, intellettuali ed erotici... E' possibile solo in due casi. Uno è quello delle monache di clausura che sono infatti le persone più felici del mondo. Amano una persona potente, sapiente, e bellissima e che le ama tantissimo e non le tradirà mai. Niente sesso, ma per quello c'è la sublimazione. E comunque questa persona è dio. Solo che dio non esiste, non qui fra noi... E io che amo le persone in carne ed ossa dove lo trovo uno così? - E l'altro caso? - Quello degli stupidi, che si accontentano... Otto ore davanti a una macchina senza poter parlare con nessuno per il troppo rumore, facendo due pause per pisciare e spesso con un uomo che ti cronometra alle spalle... Il mondo si divide non solo in chi ha i soldi e chi non ce li ha, ma in chi pensa le catene di montaggio e in chi ci lavora."

Café Letterario Come ombre

"Non si possono insegnare i valori, non c'è niente da fare. Ma questi non sono innocenti. Sono solo stupidi, convinti, e io spreco il mio tempo."
Golinelli è uno scrittore anomalo, di questi tempi: nulla di mediatico, nulla di clamoroso e scandalistico, nessun battage pubblicitario intorno alle sue opere, non è "cannibale", non è "pulp"; insomma come fa, ci si chiede, ad essere un giovane scrittore italiano e a non essere di nessun "clan" e a non avere uno sponsor? Crede nel potere dei media, ha una scrittura diretta e veloce, e nel suo ultimo romanzo ha compiuto una vera opera di reinvenzione della scrittura. Infatti in Come ombre propone in ottocentocinquanta pagine, un vero affresco dell'odierna civiltà dei consumi avendo come riferimenti culturali i grandi romanzieri dell'Ottocento francese (Balzac in particolare) e russo o gli americani alla Carver e come immediato tramite le telenovela e le tecniche televisive: velocità di narrazione, molto dialogo, tono freddo e apparente assenza dell'autore. L'omaggio alla tradizione infatti è più relativa al "genere" che alle modalità narrative; Golinelli rifiuta il ruolo di scrittore onnisciente e l'ampiezza descrittiva: mostra la realtà non la descrive. Guarda il mondo attraverso gli occhi dei personaggi, evitando giudizi o interventi diretti. Il lettore oggi è abituato a questo tipo di comunicazione, diretto, immediato: Golinelli tenta di tradurlo in scrittura. Teatro della vicenda è Milano, una città metropolitana, una realtà europea, in cui approdano sia giovani intellettuali della provincia italiana che, lasciate le famiglie d'origine, cercano stimoli culturali e sollecitazioni professionali, sia extracomunitari che tentano di trovare una qualche forma di integrazione, magari ai margini, ma che permetta loro la sopravvivenza. Elemento comune è la mancanza di realtà familiare e su questo dato di fatto sociologico si fissa lo sguardo dell'autore. Nascono nuove forme di famiglia, affettivamente molti forti, in cui vengono riprodotti ruoli parentali, con uguale capacità di accoglienza e di pietà di quella tradizionale, sono famiglie amicali che in questo romanzo trovano, forse per la prima volta la loro rappresentazione letteraria.
Un altro elemento che caratterizza il romanzo è la visione disincantata dell'amore. È inutile e anche un po' sciocco, dice l'autore, cercare nell'amore l'assoluto, la perfezione, i tentativi di cambiare il proprio partner si dimostrano sempre fallimentari proprio perché non esiste un amore perfetto, completo che soddisfi pienamente l'individuo. E questo lo vediamo sia nei rapporti eterosessuali, che in quelli omosessuali; l'insoddisfazione domina e solo l'ingenuità di chi è più giovane spera nella conquista definitiva dell'altro. Interessante è invece il significato etico dei rapporti interpersonali: in una società in cui la misura morale non è più data dalla collettività, dalla politica o comunque da un momento pubblico, i valori diventano fortemente individuali e si esprimono nei rapporti interpersonali, e primo fra tutti nei rapporti amorosi. L'uomo oggi può compiere una piccola rivoluzione privata, nel rispetto dell'altro, nel saper dar valore e ascolto all'altro e così l'amore si fa misura della morale contemporanea. In questo lungo "piano-sequenza" che è il romanzo di Golinelli assistiamo così a una Comédie humaine disillusa e intimista, a un pregevole tentativo di reinvenzione del romanzo, a una, talvolta impietosa, rappresentazione dell'eros di questa fine millennio.
 Questo romanzo ha una marcia in più  perché, attraverso la parola, va ben oltre la superficie dei fatti.  Donna Moderna
Chi accusava i giovani scrittori italiani di essere avari di storie  è servito. Panorama