Un romanzo maturo, un autore che invita se stesso e i lettori, un'intera generazione, a fermarsi un momento e a riflettere. Café Letterario
6° il Saggiatore 2002 Uno stile personale e individuabile che rende 6° un romanzo di approccio sostanzialmente innovativo a codificate modalità di scrittura evitando nel contempo - ed è forse il merito essenziale dell'autore - di cedere alle lusinghe di una sperimentazione assoluta, di un manifesto espressivo che semmai scaturisce gradualmente dalle logiche stesse innescate dagli eventi e dagli immancabili colpi di scena. - Gazzetta del Sud

Ex fidanzati post-delinquenziali che si guadagnano da vivere facendo i pony express, bellezze russe e poliziotti ucraini, amici di scacchi che comunicano solo via cellulare, vicine rissose a cui augurare il peggio, Mefistofele, Raskol’nikov e filosofi tedeschi convinti di essere dio. Il mondo di Leone Ardemagni, documentarista baciato dalla fortuna che si ritrova a gestire una pay tv con soldi spagnoli, è affollato e precario come quello della new economy. Goloso di vita e di emozioni, eccitato dal successo, il neoimprenditore è travolto dal vortice della frenesia; poi però la vita degli altri con il suo carico di problemi bussa prepotente alla porta obbligandolo a rallentare, a interrogarsi con la tenacia di un detective sui particolari che sfuggono, sui gesti più comuni, alla ricerca del movente delle azioni e del delicato legame tra le cose. Dio, il diavolo o il caso: chi porta a compimento il destino di ciascuno, inserendo l’ultima tessera nel mosaico delle coincidenze?
La ricognizione narrativa di una generazione che nel frattempo è cresciuta con lui, l’intreccio tra la realtà e alcuni personaggi letterari che rappresentano un destino, l’inserimento di tanti piccoli indizi che preparano il finale inaspettato: con il suo 6° romanzo Alessandro Golinelli invita il lettore a risolvere, con gli stessi strumenti del protagonista, l’appassionante mistero di quali siano le molle delle nostre azioni; rimescola e ridistribuisce  le carte del suo stile sfidandolo in una partita nuova per entrambi.

UN TE’ CON NIETZSCHE
da Re Nudo
Invidio, fortemente invidio. Fra i vizi di cui sono servitrice non c’è di solito l’invidia.
Sono troppo presuntuosa, e occupata a ringraziare Dio di ciò che mi ha dato (la vanità mi salva dal fatale errore della vanità, elencare le proprie magari immaginarie fortune- ho troppa paura di perderle- dunque sto zitta, a) per non annoiare, b) per non suscitare invidia o disprezzo c) perché superstiziosamente convinta che alla prima vanteria arrivano le fate e si ripigliano tutto).
 Ma poiché dopo la cacciata i peccati son tutti impressi in noi, stavolta mi è preso un  attacco d’invidia da restarci morta, leggendo “6°” di Alessandro Golinelli (Ed. Il Saggiatore), per una grande sorpresa che c’è nel romanzo.
La vicenda narra del protagonista, il documentarista Leone Ardemagni, della sua pay-tv, dei suoi amici ( prenda fiato lettore, apro una parentesi lunga:
Gregorio, ex- tossico che ancora si fa, e alla fine morirà in un incidente di motorino, il fratello, la sua moglie russa in verità innamorata di Leone, che è omosessuale- Pietro, il suo eterno amore, un giovane bello e tremendo come un angelo, costretto in poltrona a rotelle- le marchette straniere, il bambino arabo svillaneggiato dal portiere e dai condòmini, la vicina di casa spia e poliziotto, sempre pronta a reprimere qualsiasi manifestazione di gioia e festa)- ma non è per questo che invidio l’autore. La grande novità del romanzo, l’IDEA, l’impossibile scommessa vinta è fare entrare nell’azione, senza avvertire, senza nemmeno lasciare uno spazio fra le righe per segnalare il passaggio,  considerazioni sulle Anime Morte di Gogol’, o sui romanzi di Dostoevskij- o  brani della vita di Nietzsche visto da vicino, il Nietzsche domestico, nelle piccole semplici azioni, in frammenti di discorsi (con un procedimento e una maestria che ricordano il Nietzsche di Massimo Fini), ma direttamente nel tessuto del romanzo.
 E- cosa incredibile- finito il primo sconcerto del lettore non abituato, che si trova davanti a questa rivoluzione- dopo l’iniziazione tutto fila perfetto, la letteratura entra nella vita (del romanzo), ne fa parte, si interseca ai fatti dei personaggi, FATTO essa stessa- come dovrebbe essere, com’è per chi ama i libri. Se no, perché si legge?
 Tutto questo con mano leggera, con una unità di stile che testimonia la fatica dell’autore nel fatto che non si vede, questa fatica, e le interruzioni sono sciolte, naturali. Perché non sono in verità interruzioni, ma continuazioni. Che si tratti di Dostoevskij, o del romanzo giallo che pure viene introdotto nella narrazione. Intanto, bella intuizione d’amore, Leone gioca con Pietro, immobilizzato e lontano, una partita a scacchi senza fine, mandando e ricevendo le mosse per SMS.
 Nel finale il rapporto s’inverte: sarà la vita a farsi letteratura, quando Leone uccide una vecchia, la vicina odiosa, come il Raskol’nikov di Delitto e castigo uccide l’usuraia- ma senza citare Dostoevskij, ormai non ce n’è bisogno. Nel finale il cerchio si chiude, e la letteratura- la letteratura come l’altra vita- e la narrazione di oggi si sono compenetrate, non occorre più distinguerle: sono una. Molti scrittori hanno cercato di riprendere le libertà meravigliose di Giacomo il fatalista o di Tristram Shandy, spesso fallendo, per averli imitati troppo direttamente. Il libro di Golinelli apre uno squarcio luminoso, facendo intendere che bisognava afferrare quella lezione di sublime indipendenza inventando altro- magari in chiave drammatica, come in “6°”. 
Barbara Alberti

Prometheus
di Roberto Oddo
Bibliofili accaniti di novità, cultori di anfratti della letteratura italiana contemporanea e frequentatori del Costanzo show conoscono da tempo Alessandro Golinelli: questi per un romanzo intenso e bellissimo a nome Kurt sta facendo la farfalla o per la malinconia di La felicità della signora, quelli per il più recente, voluminoso e assai discusso Come ombre, cui certo non è mancata pubblicità. E siccome l'editoria è un mercato e quest'ultimo libro è stato obiettivamente un successo, Alessandro Golinelli sulla copertina della più recente sua fatica, 6º romanzo edito dal Saggiatore di Milano, viene definito "l'autore di Come ombre".
Ben vengano anche le leggi del mercato se il titolo già da solo non alludesse al corpus di cinque romanzi già editi dallo scrittore, pisano di nascita ma milanese d'adozione. D'altra parte, se si respira un'aria molto simile a quella dei suoi primi romanzi, sta di fatto che la complessità dell'approccio deve molto, obiettivamente, alla pluralità di situazioni propria di Come ombre, e - senza starci troppo a pensare - sempre di uomini che amano, soffrono e lavorano si tratta, sullo sfondo di una Milano-metropoli nuova, tutta da rivedere e da conoscere di nuovo. Non c'è bisogno, però, di aumentare il numero dei personaggi o delle vicende in se stesse, come si trattasse di una ricetta sicura, per arrivare a concepire la pluralità e allora Alessandro Golinelli scompone diversi piani narrativi spostando il fuoco dalla vicenda di Leone Ardemagni, giovane di audaci voglie sessuali, esordiente ma già ben avviato gestore di una pay-tv "alternativa", a tutto un universo parallelo squisitamente intellettuale, dai deliri di Nietzsche al teorema di Gödel e ritorno, da fulminee riflessioni sull'HIV a improvvisi flash-back e altre digressioni sempre più bizzarre, alcune delle quali rivelano come in un improvviso lampo vite continuamente mascherate dai loro sentimenti e dalle loro paure.
Così, mentre poco alla volta, molto lentamente, si chiariscono e prendono forma e sapore le vicende di Leone, del suo amico (ex amante) Gregorio, tossicodipendente, e della sua fidanzata, dei marchettari intorno alla stazione, del canale satellitare, improvvisamente andando a capo i lettori sono riportati alla vicenda umana e artistica di Friedrich Nietzsche, soprattutto, o a brevi riflessioni sul romanzo giallo (che legge Leone), o passeggiate nel più celebre capolavoro dostojevskiano o a stralci di un'infanzia che ha tanto il sapore di una continua, dolorosa iniziazione. Golinelli, che ha alle spalle le più diverse esperienze professionali e artistiche, tra cui un breve trascorso cinematografico decorato da lusinghieri apprezzamenti critici, sposta il fuoco del romanzo e sorprende: tiene continuamente desta l'attenzione del lettore, con un procedimento che ricorda, pur da lontano, l'inserimento delle fiabe e delle "storie" nella narrativa della scrittrice inglese Jeanette Winterson, ma certi bruschi cambiamenti di registro all'interno dello stesso paragrafo che farebbero pensare a ingenuità in uno scrittore esordiente, quale Alessandro Golinelli non è, nel caso specifico lasciano comunque perplessi.  In ogni caso 6º è un romanzo che istruisce da sé il lettore su come vuol esser letto: è incredibile costatare come un macchinario tanto complesso che disattende di continuo possa alla fine tradire una simile coerenza ed essere tanto trasparente.
Ci sembra improbabile che la vita di Leone possa essere piegata alla realtà concreta di oggi, ché anzi via via sulla sua strada confluiscono, come percorsi obbligati, il tono mistico del filosofo, l'investigazione, l'analisi psicologica. Ancora una volta, nel romanzo di Golinelli, seguiamo il volo a un angelo, molto meno amabile - per altro - del Kurt dei primi romanzi, stavolta più che mai un angelo incrostato al cemento: come un aereo quando atterra male, Leone sobbalza in singhiozzi letterari che forse dovrebbero portarlo via da una complessità della vita cui non è tanto più adatto dell'amico Gregorio o degli altri insaziabili eroi di quel mondo.

Le prime pagine
Scavalcando il tombino di ghisa sotto l’alto muraglione del convento dei frati, Leone Ardemagni riconobbe sull’angolo della grata, la pelliccia grigia col pelo a punte rinsecchite di un ratto schiacciato. Subito, dalle piante dei piedi - il punto del suo corpo più vicino al topo morto - salì rapidamente un formicolio che lo ghiacciò all’altezza dei genitali, riempì di acido e di quelli che sembravano gas gelati lo stomaco, gli tolse il respiro raggiunti i polmoni, gli percorse il collo, strisciò lungo l’attaccatura delle orecchie, lo strinse alla testa e gli irrigidì il cuoio capelluto. S’attenuò solo quando Leone smise di sbarrare gli occhi e, invece di posare il piede a terra, lo inclinò per darsi una spinta contro il muro e allontanarsi di lato. 
Leone attraversò la strada di corsa. Sparito il formicolio, capì che era terrorizzato e prima di riprendere a salire verso la chiesa in mattoncini rossi, rimase sul ciglio opposto della strada per alcuni minuti, seduto sui talloni, al riparo di un abete, con la città dell’infanzia alle spalle. Osò più volte guardare verso i resti del topo, troppa la curiosità, ma appena alzava la testa rispuntava il formicolio, meno sgradevole, ma sufficiente a immobilizzarlo di nuovo. Aveva otto anni. Il romanzo conferma la bravura di Golinelli nel raccontare storie, personaggi veri, emozioni autentiche : la capacità, cioè di rimandare a temi universali senza uscire dal quotidiano o perdersi in astrazioni.  Corriere della Sera